La Federconsumatori di Parma ha sempre ritenuto di fondamentale importanza che il cittadino venga informato su tutti i passaggi della filiera agroalimentare, a partire dalla materia prima prodotta.

Purtroppo succede sempre che solo di fronte a fenomeni di alterazioni alimentari o di prodotti contraffatti si apra il dibattito su come prevenire questi problemi, salvo poi chiuderlo subito una volta passata la bufera. Questo vale anche per la questione dell’indicazione in etichetta dell’origine e provenienza dei cibi e delle materie utilizzate per produrli, senza che poi seguano soluzioni adeguate.

Ieri per la carne, per il pesce, per le uova e, più recentemente, per l’olio d’oliva e la passata di pomodoro.

“Se il varo di una normativa che preveda, almeno in Italia, l’indicazione obbligatoria nell’etichettatura dell’origine della materia prima per tutti i prodotti alimentari – interviene Ermanno Ianelli, presidente di Federconsumatori Parma – , fosse raggiungibile in tempi contenuti, tale traguardo dal sarebbe un risultato fondamentale per la tutela dei consumatori”.

“Ci sorprendono invece – aggiunge Ianelli – le dichiarazioni del Dott. Guido Barilla apparse sulle pagine della Gazzetta della scorsa settimana, in cui si definisce folle e non interessante per i consumatori la conoscenza delle origini delle materie prime. A partire dal problema degli OGM e dei prodotti alimentari soggetti a contraffazioni, nonchè di tutti quelli per i quali il nostro Paese sta da anni cercando di difendere l’originalita’ geografica, non si comprende per quale motivo non sia buona cosa sapere da dove provengano le materie prime, che si parli del grano, oppure, subito dopo, della farina per fare la pasta”.

“Che l’origine dei prodotti agricoli necessari alla Barilla per fare la pasta non debba essere riportata in etichetta – conclude Ianelli – e’ una posizione che Federconsumatori giudica sbagliata per i diritti dei consumatori e fuorviante dal punto di vista del messaggio percepito da parte del cliente”.

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