Al momento stai visualizzando Affitti brevi e turistici, a Parma é necessario un tavolo  sul contenimento

Interviene il Presidente Federconsumatori Parma Marzani, che chiede di dare corso all’applicazione della legge regionale e chiede attenzione per il turismo nelle aree appenniniche

Lo scorso dicembre Federconsumatori aveva valutato positivamente la legge dell’Emilia-Romagna sugli affitti brevi, considerandola equilibrata, attenta alle esigenze dei turisti e non punitiva per gli operatori del settore. Nessuno di loro dovrà chiudere la propria attività, ma i Comuni potranno limitarne la crescita in parti della città, come i centri storici. Stupisce la scelta del Governo di impugnare la legge, dopo che la Consulta aveva rigettato, sempre a dicembre, il ricorso dello stesso Governo contro la Legge della Toscana, sul medesimo tema”.

A commentare la vicenda è Johann Sebastiano Marzani, alla guida di Federconsumatori Parma APS, che prosegue: “Credo che ora la migliore difesa delle norme introdotte dalla Regione sia quella di dare corso a tavoli di concertazione sulla loro applicazione. La città di Parma registra numeri decisamente notevoli negli affitti brevi; solo sul portale Airbnb sono presenti 664 appartamenti e 54 camere in affitto tra uno e trenta giorni. Secondo il Ministero del Turismo, sono 826 le strutture della città, di varia tipologia, dove sono possibili affitti brevi. Un numero al quale vanno aggiunti le strutture sconosciute al Ministero, che operano in totale irregolarità. É quindi probabile che a Parma si siano superate le mille unità in affitto breve. Un numero tale da consigliare l’apertura a Parma, città in emergenza abitativa, di un tavolo di concertazione per ragionare se e come dar corso alle possibilità date dalla legge regionale. Per Federconsumatori è importantissimo anche il tema della sicurezza dei turisti, dove registriamo ancora troppi limiti”.

Anche altri numeri – prosegue il Presidente Federconsumatori – vanno approfonditi. Se si allarga la visuale all’intera provincia, si registrano complessivamente 1.471 strutture turistiche dotate di CIN (comprensive di alberghi e similari), e 115 quelle che non hanno ancora richiesto l’obbligatorio codice identificativo. Sono stato Sindaco di un Comune del nostro Appennino; per questo ho apprezzato una Legge regionale, che lungi dal voler penalizzare un settore importante come quello degli affitti turistici, si è posta il problema della loro incentivazione in realtà come l’Appennino, sguarnite di frequente dalla tradizionale ospitalità alberghiera. In questo senso sarebbe utile che anche comuni della nostra montagna utilizzassero questa possibilità, sia a favore dei turisti che della delicata economia di quei territori”.

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