Al momento stai visualizzando Prezzi a Parma a novembre: -0,3% rispetto al mese precedente e +11,1% rispetto a novembre 2021

Federconsumatori Parma: “Una famiglia tipo di tre componenti ha speso nel 2022 3mila euro in più”

Il livello di inflazione a Parma, a novembre 2022, misurato tramite l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), cresce dell’11,1% su base tendenziale annua e diminuisce dello 0,3% su base congiunturale mensile (dopo il +3,9% di ottobre). Anche se i dati evidenziano una lieve contrazione dell’indice mensile, occorre risalire ai primi anni ’80 per trovare dinamiche inflazionistiche come quelle registrate nell’anno in corso. Dinamiche risultato degli aumenti dei costi delle materie prime, per lo più carburanti di derivazione petrolifera, registrati già a partire dagli ultimi mesi del 2021, aggravati dallo scoppio e dal perpetrarsi del conflitto in Ucraina, con conseguente incremento dei costi del gas, dei cereali d’importazione, di varie materie prime, del latte d’importazione, e dei loro derivati lungo tutta la catena di distribuzione. Ad oggi continuano ad essere i beni energetici a fungere da traino per l’inflazione. Anche i prezzi dei beni alimentari (sia lavorati sia non lavorati) continuano ad accelerare, in un quadro di tensioni inflazionistiche che attraversano quasi tutti i comparti merceologi. L’analisi per classi di prodotto evidenziano gli incrementi dei prezzi dell’energia elettrica (+2,3% rispetto a ottobre; + 181% rispetto a novembre 2021) e del gas ad uso domestico (+1,1% su base congiunturale e +124,4% su base tendenziale annua). Tali incrementi seguono quelli registrati nel mese di ottobre 2022 (+53,4% rispetto a settembre per l’energia elettrica e +44,9% per il gas ad uso domestico).

IL COMMENTO DI FABRIZIO GHIDINI– Presidente Federconsumatori Parma: “Ricordate la campagna elettorale? Caro energia, inflazione e stipendi erano al centro del dibattito tra le forze politiche. Sono passati meno di tre mesi ma di quei temi non resta nulla o quasi, sia nell’azione di chi quella campagna l’ha vinta, e oggi governa, che in quella parte che ha perso, e dovrebbe oggi fare opposizione. Niente di nuovo, ma nel frattempo la situazione per cittadini e famiglie è sempre più drammatica. L’inflazione a Parma ha raggiunto, con il mese di novembre, la cifra dell’11,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente; ormai non diverte più nessuno fare paragoni con gli anni ’80. Certo, l’inflazione era la stessa di questi mesi, ma si dimentica che all’epoca l’evoluzione dei salari era tale da contenere la perdita di potere d’acquisto. Oggi, a salari fermi, il reddito di una famiglia parmigiana media è stimato in riduzione per 3.000 euro in appena 12 mesi. L’inflazione e le megabollette picchiano soprattutto sulle famiglie a reddito medio e basso, con il carrello della spesa che ormai sembra impazzito. Un disastro i cui effetti vedremo già a breve, con sempre più famiglie oltre la soglia della povertà, e con il ceto medio sempre meno medio. Il dato di inflazione di Parma, pur enorme, sembra sottostimato in alcuni segmenti, come la Casa e come il citato carrello della spesa, che sta vedendo una crescita enorme anche dei prodotti a minor costo, tipici dei discount. Il 2022 è prossimo a concludersi senza che a livello locale si siano intraviste azioni, anche minime, a contrasto dei fenomeni speculativi più marcati. A Parma non si è aperto nessun tavolo, nessuna discussione concreta si è sviluppata, se non sulla stampa. Registriamo il grande sonno della politica, anche locale, rispetto a possibili azioni volte a contrastare speculazioni grandi e piccole. Non ci rassegniamo, e come Federconsumatori continuiamo a chiedere una sede di discussione, promossa dal pubblico, dove si ragioni di contenimento dei prezzi, di speculazioni, di azioni concrete. Nel frattempo nulla di buono all’orizzonte; il prossimo mese misureremo l’inflazione di dicembre, ed il peso della sciagurata decisione del Governo di non confermare l’entità della riduzione delle accise sui carburanti. Un tipico esempio della clamorosa distanza tra le promesse elettorali e l’azione di governo”.

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