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La
contemporaneità  degli  eventi non  giova 
a Poste italiane; da un lato annuncia l’ennesimo taglio di Uffici
Postali secondo una logica centralistica e di pure soppressioni, con nessuna
attenzione ai bisogni degli utenti e dei territori, e dall’altro richiede
incrementi enormi alle tariffe della corrispondenza.

Siamo di
fronte a scelte inaccettabili.

Per l’Emilia-Romagna
il piano di chiusure prevede la cancellazione di 53 uffici e la
“razionalizzazione per altri 34, per lo più ubicati in zone già  prive di servizi
che vedrebbe costretti gli utenti, se possono farlo in auto o con i mezzi pubblici,
a spostamenti di parecchi chilometri con aggravio di tempo e di costi.

Teniamo inoltre
in conto che Poste non è un servizio puramente a mercato ma un servizio pubblic  e per certi 
versi svolto in monopolio.

Federconsumatori
si unisce quindi alle proteste dei Sindaci e dei lavoratori, per chiedere un
piano alternativo e sollecita la Regione Emilia-Romagna che ha recentemente raccomandato
un incontro urgente alla direzione di Poste, di imporsi affinchè questo piano
abbia un impatto minore sui cittadini.

 

Le
percentuali di incremento delle tariffe della corrispondenza si commentano
purtroppo da sole, andando dal 122% al 375%!

 

Di fronte a
inflazione zero, crisi dei redditi, aumento della povertà , gente che non arriva
a fine mese e un servizio in peggioramento (ritardi nelle consegne e mancati recapiti)
Poste avanza richieste folli: la corrispondenza ordinaria (soppressa, con la
solita scarsa lungimiranza, nel 2006) tornerebbe, ma passando  da 0,45 euro a 1,00 euro e portando il
recapito a 5 giorni. La posta prioritaria passerebbe da 0,80 euro a 3,00 con
recapito entro due giorni, ma non certificato.

Tutto questo
avrebbe dei costi e dei disagi per le famiglie inaccettabili.

Federconsumatori
chiede pertanto ad AGCOM (l’Autorità  per le Comunicazioni) di rispedire al
mittente, cioè a Poste SpA, tali ingiustificate e ingiustificabili richieste.

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